Fallimento bancario: cos’è, quando si verifica e norme di legge

fallimento bancario

Nel corso degli ultimi anni si sono sentite spesso delle notizie relative alle crisi delle banche; crisi che in qualche occasione hanno addirittura portato al fallimento. Ovviamente occasioni di questo tipo possono spaventare i risparmiatori: ma cos’è veramente il fallimento bancario? Cerchiamo di capire quando si verifica e quali sono le conseguenze prevista dalla legge per avvenimenti del genere.

Quando e perché si verifica un fallimento bancario

Fino a non molto tempo la possibilità di assistere ad un fallimento bancario sembrava una cosa altamente improbabile, ma dal 2008 in poi avvenimenti di questo tipo si sono palesati di frequente. Nel 2008 la crisi del Monte dei Paschi di Siena ha aperto la stagione delle crisi bancarie: nel 2012 c’è stato il fallimento di Banca Carige, nel 2015 sono saltate tanti piccoli istituti legati al territorio, nel 2017 è stato il turno della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca ed infine, nel 2019, la cattiva gestione ha portato al fallimento della Banca Popolare di Bari. Ovviamente abbiamo ristretto il campo ai soli istituti italiani, ma nel resto del mondo le cose non sono andate molto meglio.

Negli ultimi anni ci siamo abituati a sentire i telegiornali parlare di salvataggi dell’ultimo minuto, ricapitalizzazioni e commissariamenti: le banche svolgono un ruolo importantissimo per l’economia dello Stato, quindi di solito si cerca di fare il possibile per evitare il peggio. Purtroppo, quando questi estremi tentativi di salvare l’istituto non vanno a buon fine, si arriva alla liquidazione coatta amministrativa. Ma cosa c’è alle spalle di un fallimento bancario? Nella maggior parte dei casi il tutto è dovuto ad una pessima gestione dei crediti, una cui percentuale evidentemente troppo alta era inesigibile. Però sarebbe riduttivo ridurre il tutto solo a questo problema: a volte le banche si sono macchiate di comportamenti poco trasparenti o di operazioni azzardate, in altri casi le crisi sono innescate da una mancanza di visione programmatica. E forse anche le istituzioni di controllo non hanno fatto appieno il loro dovere.

Le conseguenze: cosa prevede la legge?

A questo punto è interessante capire cosa prevede la legge in caso di fallimento bancario. In casi del genere le normative europee prevedono l’apertura della procedura di bail-in. I primi a dover intervenire per cercare di salvare la banca sono i suoi soci; se il loro intervento non è sufficiente toccherà anche a quelle persone che avevano investito in azioni ed obbligazioni della banca (che vedono così il loro credito nei confronti dell’istituto ridursi e, nella peggiore delle ipotesi, azzerarsi); se neanche in questo modo si riescono a coprire le perdite, il procedimento coinvolgerà anche i correntisti.

Il bail-in quindi prevede diversi livelli di intervento:

  1. soci della banca;
  2. possessori delle azioni della banca;
  3. possessori di obbligazioni subordinate emesse dalla banca;
  4. possessori di obbligazioni ordinarie emesse dalla banca;
  5. titolari di conti correnti superiori ai 100.000 euro.

Fortunatamente, grazie al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ogni correntista è tutelato per somme fino a 100.000 euro; chi ha sul proprio conto cifre superiori, in caso di fallimento bancario rischia di essere coinvolto, ma la sua partecipazione non può essere superiore all’8%.



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