Unicorn Company: quando si usa questo termine in economia? Che cosa indica?

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Negli ultimi anni (purtroppo) si fa sempre più spesso ricorso all’utilizzo di termini stranieri: accadde più o meno in tutti i settori, ma nel mondo della finanza e dell’economia il fenomeno è decisamente più frequente. Al giorno d’oggi si può sentire parlare anche di Unicorn Company: cerchiamo di capire cosa indica questo termine e quando può essere utilizzato.

Cosa indica il termine Unicorn Company?

Per scoprire le origini del termine Unicorn Company bisogna tornare indietro fino al 2015, quando la rivista Fortune lo impiegò per indicare le sartup che avevano raggiunto una valutazione di almeno un miliardo di dollari. In realtà quella definizione veniva già utilizzata tra gli esperti (pare che sia stato inventato da Aileen Lee nel 2013), ma fu proprio la rivista a rendere quel termine popolare e diffuso. Ma perché le startup che raggiungono questo traguardo vengono definite in tal modo? Molto semplice: nell’epoca in cui si è iniziato a parlare di compagnie unicorno, le startup che raggiungevano il miliardo di valutazione erano davvero rare, quasi introvabili ed incredibili, proprio come il mitologico cavallo alato.

Oggi possiamo tranquillamente dire che le Unicorn Company non sono poi così rare: giusto per fare qualche esempio è possibile citare Airbnb, Smapchat, Pinterest o Uber. Eppure, stando alle statistiche, una nuova startup ha solo lo 0,000006% di diventare un unicorno, seguendo un percorso che ha la durata media di circa sette anni. Anche se il loro numero è aumentato notevolmente nel giro di pochi anni, diventare unicorni non è affatto semplice e non tutte le imprese raggiungono quest’obiettivo seguendo lo stesso percorso. Al di là di questo, le startup che sono entrate a far parte dell’elenco delle Unicorn Company solitamente presentano alcune caratteristiche in comune.

Le caratteristiche delle startup unicorno

Innanzitutto hanno apportato un livello di innovazione davvero importante: ad esempio, Airbnb, ha avuto successo perché ha portato un nuovo modo in cui le persone possono organizzare le loro vacanze. Nella maggior parte dei casi gli unicorni sono stati i primi a fare qualcosa, dei veri pionieri. Il loro business solitamente si basa su un elevato livello di tecnologia. In più del 60% dei casi si tratta di startup che lavorano direttamente con i consumatori (imprese B2C, se vogliamo continuare ad usare una terminologia tecnica), con cui possono anche instaurare un rapporto quotidiano (si pensi a Spotify, giusto per fare un esempio).

Le Unicorn Company quindi sono le startup che hanno una valutazione di almeno un miliardo di dollari. Prima rarissime, oggi sono aumentate notevolmente (secondo un recente studio ce ne sarebbero quasi 500 in tutto il mondo): alcune di loro sono cresciute talmente tanto da richiedere una nuova terminologia. Le imprese che hanno una valutazione superiore ai dieci miliardi vengono quindi chiamate decicorn, mentre quelle che superano i cinquanta miliardi di valutazione (attualmente sono quattro, tra cui ByteDance e SpaceX) sono definite quinquagintacorn. Piccola curiosità, le startup canadesi che hanno una valutazione superiore al miliardo di dollari vengono chiamate narvalo.



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