Superbonus 2026: cosa resta degli incentivi edilizi e chi può ancora accedervi

Lo ricordi il Superbonus al 110%? Quello che prometteva di farti ristrutturare casa gratis (o quasi), pagata dallo Stato in 10 anni. Quello che ha trasformato interi quartieri in cantieri a cielo aperto, fatto impennare i prezzi dei materiali edili, e alla fine è diventato un caso politico e giudiziario.

Bene, quel Superbonus è storia.

Non esiste più. O meglio, esiste in forma residuale, per pochi eletti che avevano già avviato i lavori entro certe date. Per tutti gli altri, il 2026 si presenta con un panorama di detrazioni edilizie molto più sobrio: l’Ecobonus al 50-65%, il Sismabonus, la classica detrazione al 50% per ristrutturazioni.

Niente più cessione del credito a banche e imprese (salvo rarissime eccezioni). Niente più sconto in fattura. Ora la musica è cambiata: paghi, poi recuperi le detrazioni in dichiarazione dei redditi. E per farlo, devi avere una capienza IRPEF sufficiente.

In questa guida faccio il punto su cosa resta degli incentivi edilizi nel 2026, chi può ancora accedervi, quanto si recupera e, soprattutto, se conviene ancora ristrutturare.

Perché la risposta non è più “sì, sempre”. Ora dipende. Dal tuo reddito. Dalla tua zona sismica. Dai lavori che vuoi fare. E da quanti anni hai davanti per recuperare le detrazioni.

Il quadro aggiornato al 2026: cosa resta davvero

Partiamo dalla domanda che tutti fanno: il Superbonus 110% esiste ancora nel 2026?

La risposta è no, con pochissime eccezioni. Il governo ha progressivamente ridotto l’aliquota: 110% nel 2023, 70% nel 2024, 65% nel 2025, e dal 2026 è accessibile solo in condizioni molto specifiche e residuali.

Superbonus 65% (ex 110%): chi può ancora accedervi nel 2026

L’accesso al Superbonus con aliquota al 65% è limitato a tre categorie:

Tipologia Condizioni Scadenza
Condomini Delibera assembleare entro il 31/12/2023 E SAL (Stato Avanzamento Lavori) al 30% entro il 30/3/2024 Lavori completati entro il 2026
Unifamiliari con ISEE < 15.000 € Abitazione principale, interventi trainanti (cappotto o sostituzione impianto termico) Presentazione titolo abilitativo entro il 2025, lavori entro il 2026
Zone sismiche 1 e 2 Per interventi Sismabonus con riduzione del rischio di 1-2 classi Lavori completati entro il 2026

In pratica: se non avevi già avviato i lavori o non rientri in queste casistiche, il Superbonus non è più per te. La stragrande maggioranza dei proprietari di casa nel 2026 dovrà guardare ad altri incentivi.

Ecobonus ordinario 50-65%: il nuovo protagonista

L’Ecobonus è l’incentivo che ha sostituito il Superbonus per la maggior parte degli interventi di efficientamento energetico. Le aliquote variano a seconda dell’intervento:

Tipo di intervento Aliquota Massimale di spesa Distribuzione
Isolamento termico (cappotto) 65% 60.000 €/unità immobiliare 10 anni
Sostituzione caldaia con pompa di calore 65% 30.000 € 10 anni
Sostituzione finestre (infissi) 50% 60.000 € 10 anni
Installazione pannelli solari (solare termico) 50% 60.000 € 10 anni
Schermature solari (tapparelle, tende) 50% 60.000 € 10 anni

Importante: le spese per l’isolamento termico (cappotto) includono anche la manodopera, i materiali, e le spese tecniche (progettista, direzione lavori, collaudo).

Nota bene: per accedere all’Ecobonus al 65% per la sostituzione della caldaia, devi installare una pompa di calore (aria-aria o aria-acqua). Le caldaie a condensazione autonome, anche se ad alta efficienza, non danno più diritto all’Ecobonus dal 2024.

Sismabonus 50-85%: per chi vive in zone a rischio terremoto

Il Sismabonus è l’incentivo per gli interventi di riduzione del rischio sismico. Più riduci il rischio, più alta è l’aliquota.

Riduzione del rischio Aliquota Zona sismica
1 classe (es. da A a B) 50% Tutte
2 classi (es. da B a D) 70% Tutte
Interventi in zona 1 o 2 che portano in classe A 75-85% Zone 1 e 2

Chi può accedere: abitazioni principali e seconde case, condomini, edifici commerciali e produttivi (aliquote ridotte per questi ultimi).

Distribuzione: la detrazione si spalma su 5 anni (non 10 come l’Ecobonus). Un vantaggio non da poco.

Detrazione IRPEF ristrutturazione 50% (il “bonus ristrutturazione classico”)

Quella che esisteva già prima del Superbonus, e che continuerà a esistere. È la base di tutto.

Caratteristica Dettaglio
Aliquota 50%
Massimale di spesa 96.000 € per unità immobiliare
Interventi ammessi Manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia
Distribuzione 10 anni
Cessione del credito No (dal 2026 solo per casi residuali)

Quali lavori rientrano? Praticamente tutti quelli non coperti da Ecobonus e Sismabonus: rifare il bagno, cambiare il pavimento, abbattere una tramezza interna, rifare l’impianto elettrico, sistemare il tetto (senza isolamento termico).

Un esempio: spendi 50.000 euro per ristrutturare il bagno e la cucina. Recuperi 25.000 euro in 10 anni (2.500 euro/anno in dichiarazione).

Bonus verde 36%: il piccolo dimenticato

Poco conosciuto ma ancora attivo: il bonus per la sistemazione delle aree verdi.

Caratteristica Dettaglio
Aliquota 36%
Massimale di spesa 5.000 € per unità immobiliare
Interventi ammessi Sistemazione giardino, terrazze, impianti di irrigazione, coperture a verde
Distribuzione 10 anni

Nota bene: la spesa per le piante è inclusa. La manodopera no? Sì, tutta la spesa documentata rientra. Ma attenzione: deve essere un intervento di “sistemazione a verde”, non la semplice compra di un vaso al supermercato.

Cessione del credito e sconto in fattura: cosa è cambiato

Questa è la vera rivoluzione del 2026. Chi si ricordava del Superbonus pensa: “Ma io posso ancora farmi fare lo sconto in fattura dall’impresa, no?”.

La risposta è no, salvo pochissime eccezioni.

La situazione attuale (2026)

Strumento Superbonus Ecobonus Sismabonus Bonus ristrutturazione
Detrazione in dichiarazione Solo casi residui Sì (regola) Sì (regola) Sì (regola)
Sconto in fattura Solo casi residui No Solo per interventi trainati? Verifichiamo No
Cessione del credito a banze/imprese Solo casi residui No No No

In pratica: se fai un cappotto termico con Ecobonus al 65%, paghi l’impresa, e poi recuperi il 65% in 10 anni di dichiarazioni dei redditi. Non puoi più farti anticipare il credito da banche o imprese. Non puoi più cedere il credito a terzi.

Perché questa svolta? Perché la cessione del credito e lo sconto in fattura hanno creato un mercato opaco di crediti fiscali comprati e venduti con sconti del 20-30%. Molte imprese hanno accumulato crediti che non riuscivano a smobilizzare. Alcune sono fallite. Il governo ha deciso di chiudere il rubinetto.

Chi ancora può usare la cessione del credito nel 2026?

Solo chi rientra nei casi residuali del Superbonus (condomini con delibera pre-2024, unifamiliari con ISEE < 15.000 €). Per tutti gli altri, dimenticatela.

Conviene ancora ristrutturare con i bonus attuali?

Questa è la domanda da 50.000 euro. O meglio, da 96.000 euro (massimale della detrazione ristrutturazione).

La risposta è: sì, ma non per tutti. Fai prima due conti.

Il problema della “capienza IRPEF”

Per recuperare le detrazioni, devi pagare abbastanza tasse. Sembra banale, ma non lo è.

Esempio 1: lavoratore dipendente con reddito 40.000 €

  • IRPEF lorda annua: circa 11.500 €

  • Può tranquillamente assorbire 2.000-3.000 €/anno di detrazione

  • Verdetto: conviene

Esempio 2: pensionato con reddito 15.000 €

  • IRPEF lorda annua: circa 2.500 €

  • Se la detrazione annua è di 2.000 €, non riesce ad assorbirla completamente (ne assorbirebbe solo 2.500? No: la detrazione riduce l’IRPEF fino a zero. Se l’IRPEF è 2.500 €, la detrazione massima utilizzabile è 2.500 €. Il resto va perso).

  • Verdetto: potrebbe non convenire

Esempio 3: lavoratore autonomo con reddito variabile (20.000-50.000 €)

  • Dipende dall’anno. Se in un anno l’IRPEF è bassa, parte della detrazione potrebbe andare persa.

  • Verdetto: meglio pianificare gli interventi in anni con reddito alto

Conviene fare il cappotto termico?

Spesa prevista Detrazione (65%) Recupero annuo (10 anni) IRPEF necessario
30.000 € 19.500 € 1.950 €/anno Almeno 1.950 €/anno di IRPEF
50.000 € 32.500 € 3.250 €/anno Almeno 3.250 €/anno di IRPEF
96.000 € (massimale) 62.400 € 6.240 €/anno Almeno 6.240 €/anno di IRPEF

Per un cappotto da 30.000 €, un reddito da 30.000-35.000 € è sufficiente. Per un cappotto da 50.000 €, serve un reddito da 50.000-60.000 €.

Conviene fare una ristrutturazione ordinaria (50%)?

Spesa prevista Detrazione (50%) Recupero annuo (10 anni) IRPEF necessario
30.000 € 15.000 € 1.500 €/anno Almeno 1.500 €/anno di IRPEF
60.000 € 30.000 € 3.000 €/anno Almeno 3.000 €/anno di IRPEF
96.000 € 48.000 € 4.800 €/anno Almeno 4.800 €/anno di IRPEF

Conclusione: chi ha redditi medio-altri (35.000 € in su) può tranquillamente sfruttare le detrazioni. Chi ha redditi bassi (pensionati con assegno minimo, lavoratori part-time) rischia di perdere parte della detrazione. In quel caso, forse conviene non fare lavori costosi o aspettare una riforma.

Il consiglio pratico

Prima di firmare qualsiasi contratto con un’impresa, fai una simulazione con un commercialista o un CAF. Calcola la tua capienza IRPEF degli ultimi 3 anni. Solo così saprai esattamente quanto riuscirai a recuperare ogni anno.

E ricorda: la detrazione si spalma su 10 anni. Se tra 5 anni vai in pensione e il tuo reddito si dimezza, perderai la detrazione degli anni successivi. Pianifica di conseguenza.

FAQ sul Superbonus e incentivi edilizi 2026

1. Posso ancora cedere il credito del Superbonus?
Solo in casi molto residuali (condomini con delibera entro il 2023, unifamiliari con ISEE sotto 15.000 €). Per i nuovi lavori del 2026 con Ecobonus, Sismabonus o bonus ristrutturazione, non è più possibile cedere il credito né ottenere sconto in fattura. Paghi, poi recuperi in dichiarazione.

2. Il Superbonus vale per le seconde case?
No, il Superbonus (anche nella versione residua al 65%) è riservato alla prima abitazione o all’abitazione principale. Le seconde case non hanno mai avuto diritto al 110%, se non in casi particolari (condomini che includevano anche seconde case all’interno dello stesso stabile). Ma ormai è un tema morto.

3. Quanti anni ho per detrarre il bonus ristrutturazione?
La detrazione ordinaria del 50% per ristrutturazioni si distribuisce in 10 anni in quote uguali. L’Ecobonus al 65% anche in 10 anni. Il Sismabonus in 5 anni (più veloce). Il Superbonus residuo in 4 anni.

4. Posso fare i lavori senza impresa e ottenere comunque il bonus?
No. Per tutte le detrazioni edilizie, i lavori devono essere eseguiti da imprese regolari (con partita IVA, iscrizione alla Camera di Commercio, assicurazione). Devi avere fattura, pagamento tracciabile (bonifico parlante), e tutta la documentazione tecnica (CILA, comunicazione all’ASL per le caldaie, ecc.). Il “lavoro in nero” non dà diritto a detrazioni. E rischi anche una multa salata.

5. Il bonus facciate esiste ancora nel 2026?
Il bonus facciate al 60% è scaduto nel 2023. Nel 2024 era già ridotto al 50% per i soli centri storici. Dal 2026 è stato definitivamente abolito. Solo gli edifici nei centri storici possono ancora accedere a una detrazione ridotta al 50% per interventi di restauro delle facciate, ma è un caso residuale.

6. Cosa cambia dal 2027 per le detrazioni?
Il governo ha annunciato una riforma complessiva delle detrazioni edilizie dal 2027. Le ipotesi circolate sono:

  • Riduzione della detrazione ordinaria dal 50% al 36%

  • Riduzione dei massimali di spesa

  • Unificazione di Ecobonus e bonus ristrutturazione in un’unica detrazione

  • Possibile introduzione di un limite di reddito (solo per ISEE bassi)

Nessuna decisione è ancora definitiva. Ma chi ha in piano ristrutturazioni significative farebbe bene ad anticiparle al 2026 se possibile.

7. Come si paga l’impresa per avere diritto alla detrazione?
Devi usare bonifico bancario o postale parlante. Cosa significa? Sul bonifico devi indicare:

  • Causale del versamento (es. “acconto per lavori di ristrutturazione edilizia di cui all’art. 16-bis del TUIR”)

  • Codice fiscale del beneficiario della detrazione (tu)

  • Partita IVA dell’impresa

  • Riferimenti dell’atto amministrativo (CILA o comunicazione inizio lavori)

Il bonifico parlante è l’unico modo per dimostrare all’Agenzia delle Entrate che hai diritto alla detrazione. Non usare contanti, assegni, bonifici ordinari.

8. Il Sismabonus conviene davvero?
Se vivi in zona sismica 1 o 2 (la maggior parte dell’Appennino, Calabria, Sicilia orientale, Friuli), il Sismabonus può arrivare all’85% di detrazione in 5 anni. È più vantaggioso dell’Ecobonus. Ma devi spendere soldi in interventi strutturali (non basta il cappotto). Un’analisi di vulnerabilità sismica costa qualche migliaio di euro. Se la casa è a rischio, può valere la pena.

Conclusione

Le detrazioni edilizie nel 2026 sono ancora un’opportunità reale, ma non sono più la manna dal cielo del Superbonus 110%. Oggi servono calcoli, pianificazione e, soprattutto, capienza fiscale.

L’Ecobonus al 65% per cappotto termico e pompa di calore è ancora molto vantaggioso. Il Sismabonus al 70-85% per chi vive in zone a rischio terremoto è un’opportunità unica. La detrazione ordinaria al 50% per ristrutturazioni è la base di partenza per chiunque voglia rifare bagno, cucina o pavimenti.

Ma attenzione: senza la possibilità di cedere il credito o ottenere sconto in fattura, devi avere la liquidità per pagare l’impresa subito, e poi aspettare 10 anni per recuperare le tasse. Non tutti ce l’hanno. E non tutti hanno un reddito sufficiente per assorbire la detrazione.

Prima di iniziare qualsiasi lavoro, fai due conti con un commercialista. Calcola la tua capienza IRPEF. Chiedi preventivi dettagliati a tre imprese. Verifica che i lavori rientrino esattamente nelle casistiche delle detrazioni. E solo dopo, parti.

Perché ristrutturare casa è sempre una bella cosa. Ma ristrutturarla sapendo esattamente quanto risparmi in tasse è ancora meglio.

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